C’era curiosità, dopo le tre vittorie consecutive, per verificare se e come il Mantova avesse di fatto compiuto un salto di qualità, più caratteriale che tecnico, al cospetto di un Venezia che ad agosto in Coppa Italia era sembrato di un’altra categoria. Alla resa dei conti è stata una nuova sconfitta pesante (3-0 contro il 4-0 di Ferragosto) che nella realtà cambia poco o nulla sulla effettiva disparità di valori complessivi dei lagunari a dispetto dei biancorossi di Possanzini.
Fin da subito il copione era parso il medesimo, ovvero con il Venezia arrembante soprattutto sulle fasce dove quasi sempre vinceva i duelli personali costringendo al fallo gli esterni del Mantova o scodellando in area palloni invitanti in serie. Dal canto loro i virgiliani hanno avuto il merito di provare a resistere, lottando con quanto era nei loro mezzi faticando troppo però a proporsi in avanti. Non si sa per limiti costituzionali, per la evidente superiorità del Venezia o per un pizzico di mancanza di coraggio per provare a mettere paura ai locali. È vero che il gol del vantaggio è arrivato solo a 10′ dal termine del primo tempo su un tiro nel quale forse Festa è stato coperto da un avversario e solo in un secondo momento convalidato dal Var. È anche giusto riconoscere però che un fallo di Artioli è stato tramutato da rigore a punizione dal limite, che i lagunari hanno scheggiato la parte alta della traversa e che si sono mangiati un paio di gol a pochi centimetri dalla porta. Insomma a forza di restare a ridosso della propria area purtroppo qualcosa è destinato a succedere.
Il vero punto sul quale porre l’indice della indisponente direzione di Pezzuto di Lecce sta nel secondo giallo a Radaelli ad inizio ripresa. Vero che l’esterno era in difficoltà e che Possanzini avrebbe potuto toglierlo già nell’intervallo, tuttavia vista e rivista quell’ammonizione è parsa del tutto eccessiva e quantomeno un accanimento gratuito. Al 99% il Mantova avrebbe perso lo stesso, però togliere un giocatore per un fallo per nulla grave e/o decisivo è sembrato davvero troppo penalizzante. La gara a quel punto poteva dirsi già chiusa perché se il Mantova faceva fatica ad uscire prima, in 10 contro 11 nei confronti di una squadra che la soverchiava sotto il profilo fisico, tecnico e di organizzazione generale la sfida è diventata impari.
Il fallo di Bani, anche se del tutto involontario, purtroppo rientra nella casistica degli episodi che col regolamento del Var 9 volte su 10 vengono sanzionati. E sul 2-0 e successivo tris la speranza era solo di chiudere la gara ancora una volta senza un passivo pesante. Quindi la sconfitta di Venezia va archiviata senza troppi drammi, considerando che anche i risultati delle avversarie nella lotta per la salvezza hanno dato una mano. Si è capito che contro certe corazzate, in particolare per il tipo di gioco che attuano, c’è poco da fare. Si è capito anche, per chi si fosse illuso dopo i 9 punti in 3 gare, che a questo Mantova servono innesti di peso, personalità e qualità un po’ in ogni settore del campo. Ormai il mercato invernale é alle porte ed è auspicabile che il Ds Rinaudo abbia già individuato come e dove intervenire per rimodellare una squadra più robusta e forte psicologicamente per potersi giocare le chance di salvezza con maggiori possibilità di farcela. Perché chi guardava verso l’alto e sognava già i playoff deve rendersi conto che anche quest’anno, più che mai, la permanenza vale una promozione. A maggior ragione dopo la partenza disastrosa e gli errori della campagna di mercato estiva.
A.S.
N.B. Fotografia pubblicata su gentile concessione di Mantova 1911 che ne detiene la proprietà

