Conosciamo la storia del Mantova da oltre 50 anni nelle pieghe. Nei risvolti positivi e negativi. Nelle società passate con basi solide, al di là dei risultati, ed in quelle farlocche. Nei giocatori che sono passati da Viale Te, negli allenatori ed in tutto quello che è successo dopo. Al di là dei risultati ottenuti sul campo che quasi sempre condizionano i giudizi.
Ci permettiamo dunque di dire che, non avendo al timone un emiro, un fondo americano o nemmeno un facoltoso imprenditore locale la strada intrapresa dal presidente Filippo Piccoli sia quella giusta. Nel triennio post riammissione del numero uno veronese, il Mantova si è installato stabilmente in Serie B. Non solo. Alcuni dei suoi giocatori sono diventati autentici uomini mercato che solleticano la fantasia e le ambizioni di tante società più forti dal punto di vista economico. Parliamo di gente come Trimboli, Bragantini, Marras e Ruocco, tanto per citarne alcuni. Con lo stesso Mister Modesto che viene tenuto d’occhio come possibile allenatore emergente. Tutta gente contrattualizzata che per andare via dal Mantova deve passare attraverso la società che giustamente ha fissato prezzo e clausole per liberarli. Certo, i tifosi sperano che restino ma in caso contrario non bisogna fasciarsi la testa.
Il calcio è fatto così. Con plusvalenze che determinano somme da mettere sul piatto al momento di costruire la squadra. La storia insegna che tutti sono importanti ma nessuno è insostituibile. Nella vita come nel calcio. A maggior ragione in una società che lavora col bilancino. E pure gli ex come Botturi e Possanzini hanno trovato posto in altri sodalizi strutturati e ambiziosi, indipendentemente dalle simpatie o meno. Ovviamente bisognerà reinvestire facendo arrivare altri giocatori all’altezza però questo è l’unico modo per lavorare con cognizione di causa per un club di provincia.
In tempi passati abbiamo sempre sognato un Mantova così, che pescasse tra i giovani e tra i dilettanti con uno scouting mirato e preciso. Invece molto spesso si spendeva e spendeva comprando figurine, facendo contratti esosi e pluriennali, con il risultato di fallire l’obiettivo stagionale ed appesantire i bilanci. Quattro fallimenti non sono arrivati per caso. Dunque teniamoci stretta questa società che ha riportato il club nel calcio che conta ed ora è rispettata e valorizzata da tutti gli addetti ai lavori. Guardiamo avanti con fiducia, tenendo i piedi per terra e sapendo che in questo contesto meglio di così non si può fare. E che spesso per realizzare un sogno occorre avere consapevolezza della realtà.
A.S.
