L’inizio molto difficile della stagione del Mantova si è trascinato appresso un mare di critiche e considerazioni negative. Alcune eccessivamente astiose, in particolare su Mister Possanzini e sull’operato del Ds Botturi, il quale ha finito (al momento) per pagare per tutti. Niente di nuovo, così va il calcio, che spesso vive di emozioni fuori dalle righe, in un senso o nell’altro.
Se il dovere di critica, equilibrato e costruttivo, è logico e sacrosanto, vanno però sottolineate soprattutto in tempi complicati le cose maggiormente positive. Il Mantova stagione 2024/25, che ha chiuso il campionato di Serie B da neopromosso con una salvezza sofferta ma meritata, si é guadagnato un riconoscimento importante al recente Gran Galà del Calcio indetto dall’AIC. Quale? Quello di avere schierato la rosa con il minor numero di giocatori stranieri in tutto il campionato. Il solo Sebastien De Maio francese di origine e nazionalità infatti, ora ritiratosi dal calcio, è stato impiegato nella rosa di Possanzini.
Considerando che i biancorossi hanno poi centrato l’obiettivo, una riflessione si impone. Qui non si tratta di fare del nazionalismo in un mondo globale in cui i confini geografici non esistono più e quelli politici purtroppo spesso cambiano. Pensando però che l’Italia calcistica non va ai Mondiali dal 2014 e sta ancora faticosamente cercando di trovare un posto per quelli del 2026, l’esempio della società biancorossa è da tenere presente. A dispetto di tanti discorsi sulle rifondazioni del movimento per ridare qualità al football di casa nostra, ed anche contro l’esotismo o l’esterofilia troppo spesso dilagante. Un piccolo premio, forse, a testimonianza che l’agire spesso è meglio del puro parlare.
A.S.
