Per chi se lo fosse perso, il mese di gennaio del 2026 ha visto andare in scena un Mondiale di calcio che ha visto l’Italia tra le protagoniste. Quello di Kings League, la competizione di calcio a sette con regole speciali ideato dall’ex difensore del Barcellona Gerard Pique.
Gli Azzurri sono arrivati fino ai quarti di finale dove si sono arresi contro il Brasile, nazionale ospitante. Squadra che avrebbe potuto avere in rosa anche un mantovano doc, Thomas Salvaterra.
Classe 2001 originario di Porto Mantovano (dove vive), Thomas è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Chievo, dove è arrivato ad allenarsi in Prima Squadra con giocatori dal calibro di Pellissier, Giaccherini e Sorrentino. Poi varie esperienze in Serie D tra Vigasio, Fiorenzuola (con cui ha vinto il campionato), Corticella e Mestre. Prima di una parentesi in America e il ritorno al Porto 2005, club di Prima Categoria del suo paese.
Realtà che nell’ultimo anno ha permesso a Salvaterra di poter intraprendere un’altra parentesi calcistica, quella appunto della Kings League. Lì è salito sul tetto d’Italia, vincendo il primo Split (il campionato) assoluto con i Trm, squadra in cui giocava anche l’ex Serie A Francesco Caputo. Poi, a causa di un infortunio alla fascia plantare Thomas ha visto svanire il sogno Mondiale. “Ma il fuoco che ho dentro arde ancor forte: non vedo l’ora di ricominciare”, ci racconta il mantovano ai nostri microfoni.
GLI INIZI TRA MANTOVA E CHIEVO
Tutto è iniziato a 9 anni, quando ha attirato su di sé gli occhi di Mantova e Chievo. “Ho dovuto scegliere da bambino. All’inizio il Mantova non mi voleva dopo i provini, poi quando hanno saputo che su di me c’era anche il Chievo mi hanno promesso di giocare nel mio ruolo, la fascia da capitano. Ma a me importava vedere piazze grosse“, racconta con sincerità Thomas. Da quel momento sono seguiti anni di sacrifici e crescita, per lui e per la sua famiglia: “Andare dai 10 anni ogni volta con il pulmino da Porto Mantovano a Verona negli anni dell’adolescenza e con la scuola non è stato facile. Ma mi sono trovato sempre bene e sono cresciuto, anche grazie alla mia famiglia che mi ha sempre supportato”. L’esperienza in gialloblù lo ha portato fino alla Primavera. Poi, a causa di un serio infortunio al crociato, Thomas ha dovuto cambiare strada.
IL PERCORSO IN SERIE D E L’ESPERIENZA AMERICANA
Dopo il Chievo c’è stata la gavetta in Serie D tra Vigasio, Fiorenzuola, Corticella e Mestre. “Il Mestre è stata una piazza grossa che mi ha fatto vivere per la prima volta lo stadio con gli ultras che ti caricano”, ricorda. Nel 2022 ha anche provato l’avventura americana, vincendo una borsa di studio per meriti sportivi. “Non è vero che sono scarsi lì. Forse non sono preparati a livello tattico perché sbagliano parecchio, ma tecnicamente sono fortissimi. Lì ci va gente da tutto il mondo con un passato importante”, spiega. Ma l’esperienza non lo ha convinto del tutto e ha deciso di tornare a casa.
L’ARRIVO IN KINGS LEAGUE E LA NUOVA VITA
Una caratteristica del ragazzo di Porto è la sua voglia di buttarsi sempre, senza rinunciare a nulla. Difatti, la svolta è arrivata in modo quasi casuale. “I giocatori della rosa del primo Mondiale dell’Italia in Kings venivano scelti grazie a dei video. Quindi io mandai qualche mia clip, ma i provini si erano già chiusi. Dopo qualche messe venni ricontattato per fare altri test in vista dell’inizio del primo campionato italiano insieme ad altre 300 persone”. E in quell’occasione Thomas è stato il secondo miglior difensore tra tutti i partecipanti. Tant’è che è stato poi scelto dai Trm, la squadra laureatasi Campione d’Italia anche grazie alle sue giocate.
IL DOPPIO IMPEGNO: PORTO 2005 E KINGS LEAGUE
Thomas non ha mai mollato il calcio a 11, continuando a giocare nel Porto 2005 in Prima Categoria. Ma come funziona nel pratico? “Gioco la domenica qui a Mantova e il lunedì a Milano la Kings. A volte il martedì ad allenamento o faccio scarico o salto. Ma sanno che l’impegno è sempre massimo”, spiega ringraziando la società che gli ha sempre permesso di coltivare entrambe le passioni. “Qui ci sono ragazzi che hanno una famiglia, un lavoro e tre volte alla settimana si impegnano dando il cuore e la cattiveria. Questo è un insegnamento per me”. L’obiettivo dichiarato con il Porto? Almeno i playoff, con il primo posto attualmente occupato dal Montirone.
LA FAMIGLIA, L’INFORTUNIO E IL FUTURO
Un ruolo importante nella sua carriera lo ha avuto il fratello maggiore, anche lui calciatore. “È sempre stato un esempio. Era più forte di me, di piede mancino, rapido e brevilineo. Lo seguivo tanto quando giocava nelle giovanili del Mantova. Ricordo ancora il gol segnato all’Inter, che era una squadra fortissima. A livello umano, visto che siamo ancora sotto lo stesso tetto, mi dà tanti consigli. E non manca mai alle mie partite “. Fratello, che insieme ai genitori e alla sua ragazza, sono stati vicini a Thomas in uno dei periodi più complicati della sua carriera: “Mi stavo giocando tutto, ero tra i migliori difensori della competizione. Poi mi sono infortunato alla fascia plantare. Il primo pensiero è andato al Mondiale: ero depresso”. Il ragazzo ha infatti saltato buona parte della Coppa della competizione, oltre al Mondiale di questo mese. “Quando ho visto le convocazioni ho rosicato, perché in fondo ci speravo lo stesso”, ci confida. Ora però il periodo buio è alle spalle e la forma fisica di Thomas è tornata al 100%. “Il fuoco che ho dentro mi dice che voglio ricominciare. Sono fiducioso e conosco le mie capacità, posso fare ancor meglio”. Sul tavolo ha diverse offerte, sia italiane che estere. Anche se ci rivela: “Vorrei restare un Trm ma dipenderà anche dalle scelte della società“. E il calcio a 11? “Se sali di categoria non tutte le squadre ti permettono di giocare anche in Kings, quindi ringrazio la società. Ho scelto sempre Porto perché mi trovo bene, è il mio paese ed è il posto che mi rappresenta di più ora come ora“. Il consiglio finale di Thomas è per tutti i ragazzi che sognano di emergere partendo dalla provincia: “Io sono dell’idea che se ti piace qualcosa devi provarci, bisogna cogliere l’attimo. Se pensi che l’opportunità sia quella giusta perché non farla, al massimo va male. Se non provi te ne penti”. E conclude con orgoglio: “Sono fiero di essere mantovano, sono l’unico in Kings League e cercherò di portarla più in alto possibile“.
S.P.
