Squadre B in Serie C …un flop totale

L’estate 2018 sarà ricordata come quella del via delle SQUADRE Under 23 (meglio conosciute come  squadre B  delle societa’ partecipanti alla maggiore serie nazionale) in Serie C, e si registra l’ennesimo buco nell’acqua delle scelte fatte da una classe dirigente calcistica che ha fatto solo danni e sta proseguendo a farne piu’ della peste del 1630 di manzoniana memoria. Siamo da sempre stati contrari alle “seconde squadre” per vari motivi in quanto prima che banali Blogger siamo TIFOSI.
Tutti, dagli addetti ai lavori ai tifosi pronti a lamentarsi perché il calcio delle emozioni è stato superato dal calcio affaristico degli ultimi anni ma poi, dal momento che per tornare forti bisogna scimmiottare qualcuno, ecco che bisogna copiare la Spagna o la Germania, e quindi tutti favorevoli alle squadre B come se queste possano diventare la panacea di tutti i mali che affliggono il calcio dello stivale.



Nessuno si è mai chiesto che le Squadre Under23 (o squadre B che dir si voglia) non fanno altro che far venir meno un briciolo di sano “campanile”? Quanti saranno i tifosi che troveranno interesse ed emozione nel vedere la propria squadra contro una formazione B infarcita di giovani di belle speranze ma ancora acerbi? Quali sono i brividi che può regalare una squadra B? Il tifoso della Juventus andrà a seguire la squadra B o preferira’ seguire la Juve di CR7 in TV? Esultera’ per una vittoria della squadra B o per quella di Ronaldo e compagnia? Perché signori miei potrà capitare che la Juve A giochi in contemporanea (o quasi) con la B, e per vederla giocare si dovrà andare al “Moccagatta”, lo stadio dell’Alessandria (per la gioia dei tifosi grigi!), o in altro stadio “fuori porta” alla presenza di pochi intimi, fidanzate , amici e genitori come sui campi giovanili….
Vogliamo aggiungere che con l’ingresso delle “seconde squadre” vengono automaticamente impegnati spazi che penalizzano piazze importanti e storiche del calcio italiano che, per sventura sportiva o finanziaria , si trovano a lottare in serie D ed in Eccellenza, per tornare ad essere quelle di un tempo e vogliamo parlare a puro titolo di esempio di Modena, Mantova, Cesena, Bari, Taranto, Messina e via dicendo.
Ormai è evidente che questo calcio continuerà a favorire i ricchi a scapito dei poveri, le grandi realtà a scapito di quelle di provincia, cosa peraltro nota con la distribuzione già poco equa delle risorse, lasciando alle societa’ di provincia solo le briciole ed in palese difficoltà finanziaria senza un minimo di tutela contro veri e propri squallidi personaggi (eufemismo), che passano da un club (fatto fallire) all’altro senza il minimo pudore, e noi a Mantova ne sappiamo qualcosa. Tanto chi soffrono sono i tifosi, quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese ma che hanno ancora una passione vera nel cuore e che sono il succo del calcio da quando è nato, quelli che da 30/40 anni fanno sacrifici per seguire e supportare i colori della propria città o del proprio paese. Il senso di appartenenza ai colori di una realtà provinciale certi personaggi che dovrebbero “muovere” le leve del calcio nazionale non lo capiscono, non riescono o meglio non vogliono capire che il calcio è anche legame con la propria terra, le proprie radici ed è la parte più pura del calcio: se non viene capita andrebbe almeno rispettata ma cosi non è.



La scusa che con le seconde squadre giocano i giovani che non troverebbero spazio nelle squadre A non regge, e non ce la vengano a raccontare: le scelte sono SOLO di natura economica, in quanto se si volessero aiutare i nostri giovani dei vivai a crescere si dovrebbero mettere in campo iniziative pro giovani tipo una regolamentazione dei vivai e delle scuole calcio, dove spesso i ragazzi sono allenati da persone di esperienza ma senza la minima abilitazione derivante da corsi specifici sia a livello tecnico che motorio. I genitori esigono, giustamente, che a scuola ed in altri settori i propri figli trovino formatori diplomati, ma nessuno si preoccupa che fino a ieri nelle nostre scuole calcio e nei nostri settori giovanili gli stessi figli sono stati avviati alla pratica calcistica ANCHE da formatori che presentavano come curriculum un corso di 12 ore. Solo da quest’anno è stata normata l’obbligatorieta’ del patentino per allenatori delle squadre Giovanissimi ed Allievi ma già si parla di deroghe, causa periodo e spazi dei corsi che poco conciliano con le esigenze degli iscritti.
E potremmo proseguire per ore ricordando quanto sono cambiati i giovani d’oggi , smatphonizzati ma viziati, senza la fame di crescere , di fare sacrifici e del senso del dovere, tutti fattori che necessitano di istruttori formati non solo a livello tecnico ma anche e soprattutto a livello psicologico e attitudinale , per formare uomini prima che calciatori, cosa che spesso e volentieri non riesce alle famiglie troppo impegnate nei propri problemi economici, di coppia o di arrivare sempre piu’ in alto per i piu’ fortunati..
E cosi quando i ragazzi raggiungono la maggiore età se vogliono proseguire nello sfavillante mondo del calcio , devono andare a giocare il calcio vero, quello che le “seconde squadre” non sono, in quanto rimarranno sempre e solo una Primavera Bis, un prolungamento di 4 anni del “limbo” delle giovanili, grazie all’invenzione delle Quote in campo (altro fattore da esaminare piu’ approfonditamente), con gli stessi compagni di sempre, nessuna pressione, con pochi tifosi sia in caso di vittoria che in caso di sconfitta, nessun compagno di squadra esperto che ti stimola,consigliando, e conseguentemente senza una nessuna sana competizione (lotta per il posto da titolare) con compagni di categoria che da anni si guadagnano la pagnotta. Sì il pane, perché in serie C e D la maggior parte dei giocatori ci mangia o addirittura porta avanti una famiglia con i soldi che guadagna. In Spagna, in Germania, i giovani arrivano a 17 anni formati, consapevoli, pronti perché hanno lavorato bene sin da piccoli. Concentriamoci su quello, perchè quando arrivaeranno a quell’età sarà troppo tardi…
Il FLOP delle seconde squadre cosi come prospettato dalle “AQUILE” della FIGC è  totale, con la sola Juventus che ha aderito, mentre le altre grandi o cosiddette grandi della Serie A hanno fatto spallucce e passato la mano, ma la via è stata tracciata ed ora questi dirigenti elefanteschi che hanno partorito il topolino , continueranno ugualmente a coesistere con minutaggi, Campionati Primavera, Premi di valorizzazione, coperture degli stipendi da parte dei club proprietari, regola degli under con alcune squadre esclusivamente under 23, in attesa che nei prossimi anni qualcun altra societa’ iscriva la propria Squadra B; in questo modo rimarremo sempre più lontani dalla realtà dei grandi, dove esiste il merito, con direttore sportivo ed il mister che fanno la squadra seguendo un criterio tecnico, mettendo in campo la squadra migliore, non quella che genera più soldi. Continuando a depauperare le piccole realtà, favorendo solo i grandi club, tra qualche anno il nostro campionato di Serie A sarà monopolizzato ( e forse lo è già…) da quattro-cinque squadre con le altre che faranno da paggetto o da comprimarie e le categorie minori ridotte ed essere di un livello poco piu’ che amatoriale. E poi non lamentiamoci se i Mondiali li guardiamo in TV….
G.N.
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