La vittoria con il Cesena aveva illuso che il Mantova potesse sfruttare l’onda positiva e tornare dallo scontro diretto con qualche punto in tasca. Che sarebbe stato fondamentale per raggiungere anticipatamente il porto della salvezza. Invece i biancorossi all’Arechi di Salerno sono apparsi la copia sbiadita di quelli visti solo tre giorni prima. E, senza offesa per la Salernitana, stavolta il merito non va ascritto agli avversari quanto piuttosto ad un atteggiamento molle, impreciso e confuso da parte della squadra di Possanzini.
Non fossimo alla vigilia della penultima giornata di campionato, venerdì sera contro la già quasi salva Carrarese, si potrebbero approfondire analisi critiche sul come e perché. Tecnicamente, tatticamente e dal punto di vista caratteriale non é il caso, data l’imminenza della prossima gara e l’importanza ai fini del traguardo finale. L’unica cosa che ci permettiamo di dire é che a Salerno il Mantova ha deluso soprattutto nella grinta e nell’atteggiamento. Se non si trovano motivazioni in sfide come quelle e contro avversari nel complesso modesti ci sarebbe da preoccuparsi.
Quindi guardiamo avanti. Con la speranza che il fattore Martelli faccia sentire ancora il suo peso. Ma chiedendo anche a Possanzini ed al suo gruppo che in questi 180′ (90 +90 martedì 13 col Catanzaro) entrino in campo digrignando i denti. A scapito di perdere il 10% di possesso palla, a vantaggio però di una squadra più aggressiva, cinica, determinata. Non ci piace mai usare il termine guerra, soprattutto per cose certamente più futili come il calcio. Ma le battaglie di una volta si vincevano usando talvolta la spada, quando serviva, piuttosto che il fioretto. Il pubblico, bene o male, ha sempre fatto la sua parte e la fará ancora. Ora tutto é nelle mani, nei piedi e nella testa dei biancorossi.

