Manzini (Governolese): "Da tempo sognavo di allenare in una piazza così importante"

Dal 18 febbraio scorso ha assunto la guida dei Pirati del Mincio con l’obiettivo di traghettarli alla permanenza in Promozione. In sei giornate, Mister Patrick Manzini ha incassato un solo ko, peraltro all’esordio sul campo del San Pancrazio dominatore del Girone E, e collezionato tre vittorie e due pareggi. E a tre giornate dalla fine del campionato, la Governolese vede la salvezza a portata di mano.

 

STAGIONE 2025/26

“Quando il presidente Bronzatti mi ha contattato -sottolinea- a differenza di allenatori più blasonati di me, io non ho avuto la benché minima esitazione perché da tempo sognavo di poter arrivare in una piazza così importante. E’ innegabile che la Governolese sia una realtà speciale, assolutamente unica poiché un intero paese vive per la sua squadra come se fosse una religione. Il calore che ho trovato qui è paragonabile a quello del Sudamerica, i tifosi seguono con una passione sfrenata perfino gli allenamenti. Lo stadio “Vicini” è la perfetta esemplificazione del concetto di “dodicesimo uomo” in campo”. “Aldilà di qualche concetto –aggiunge l’allenatore rossoblù– da migliorare e a prescindere dalla tecnica e dalla tattica, per prima cosa ai ragazzi ho sottolineato l’importanza di vestire questa maglia e rappresentare una delle società più prestigiose della provincia di Mantova”. Prima della sosta di Pasqua, un successo fondamentale e domenica prossima un match da non sbagliare per fare un passo decisivo in chiave salvezza. “Contro il Vobarno –commenta Mister Manzini– è stata una partita durissima sia tecnicamente che fisicamente, contro un avversario che non capisco come possa essere solamente settima in classifica. Alla fine, dopo tanta lotta e sofferenza, siamo riusciti a spuntarla con grande cuore e un pizzico di fortuna. Il Team Oratorio Pumenengo e retrocesso da tempo ma ha rotto le scatole a chiunque, non ha nulla da perdere e non ci regalerà nulla. Quindi sappiamo benissimo che non dovremo sottovalutare questa trasferta e che abbiamo a disposizione un solo risultato”.

 

LA CARRIERA

“Da calciatore –racconta il tecnico della Governolese– ho militato nella Serenissima, nel Marmirolo e nel Sustinente, ma ho smesso presto a causa di problemi alla schiena. Da allenatore ho mosso i primi passi nel settore giovanile del Mantova durante la presidenza di Fabrizio Lori, poi ho fatto 3-4 stagioni nelle giovanili dell’Hellas Verona e per un anno ho guidato gli Allievi del Chievo. Successivamente sono stato al Desenzano e al Sirmione dove ho preso confidenza con le Prime squadre, fino alla Medolese in Seconda categoria, con la quale siamo andati due volte ai play-off e al secondo tentativo abbiamo centrato la promozione, superando la Dinamo Gonzaga con un gol in pieno recupero”. “Pensavo e studiavo da allenatore -prosegue- già quando giocavo, stavo sempre molto attento alle indicazioni dei miei mister e da lì ho cominciato a capire ed esplorare il ruolo del tecnico. Con il passare degli anni, ho fatto esperienza, mi sono aggiornato e ampliato il bagaglio di conoscenze. Nei settore giovanili ho ricevuto l’impronta fondamentale a livello di metodologia, mentre nelle Prime squadre ho compreso il valore dell’aspetto caratteriale, di creare empatia con i calciatori e della sfera psicologica”.

 

FUORI DAL CAMPO

“Sono nato a Mantova -conclude- il 5 settembre 1984 e tutt’ora vivo e lavoro in città. Sono fisioterapista, mi sono laureato in Scienze Motorie a Pavia e poi ho frequentato il corso di specializzazione a Milano. Attualmente collaboro con l’ospedale Carlo Poma e con cooperative e strutture sanitarie convenzionate. Il mio hobby è proprio il calcio cui dedico l’85% della mia vita, perché oltre all’allenamento, seguo molte partite di tutte le categorie. Sono ormai più di vent’anni che alleno e naturalmente il sogno sarebbe sedere un giorno sulla panchina dell’Inter, la mia squadra del cuore. Più realisticamente, spero di poter raggiungere la Serie D. Il mio modello è il “Cholo” Simeone, un allenatore capace di costruire una grande squadra grazie alla coesione e al temperamento, riuscendo a portare e a mantenere l’Atletico Madrid nell’élite del calcio europeo”.

S.A.

 

 

 

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