Ermes Ghirardi (Nac Curtatone): "Da dirigente la responsabilità è maggiore, dopo la promozione era il momento di smettere"

Vent’anni come calciatore in Seconda categoria (San Lazzaro, Rivaltese e Grazie), seguiti da trenta come allenatore con quattro campionati vinti e una Coppa Italia che nel 2019 è valsa il salto in Eccellenza al Castiglione. Dopo l’ultimo successo con il quale ha riportato la Nac Curtatone in Prima, Ermes Ghirardi ha detto addio alla panchina per entrare nei quadri dirigenziali del club del presidente Paolo Ferretti.

 

STAGIONE 2024/25

“C’è un tempo per tutto -afferma Ghirardi– e ormai iniziavo a essere stanco e quindi ho deciso di mettere a disposizione della società la mia trentennale esperienza, fatta di relazioni e rapporti che possono tornare utili nell’allestimento della rosa, in sede di campagna acquisti e nella gestione di tutti gli aspetti extra campo. Seguo sempre la squadra sia in casa che in trasferta, a volte sono presente anche agli allenamenti e devo confessare che mi sto divertente molto in questa mia nuova veste”. “Da dirigente -aggiunge- la responsabilità è maggiore perché è un ruolo che tocca molteplici aspetti gestionali di una società, oltre a quello tecnico. Settimanalmente abbiamo un confronto con direttore sportivo e allenatore e sempre nel rispetto dei ruoli. Attualmente siamo secondi in classifica e tra i nuovi arrivati abbiamo potuto contare sul solo Ndiaye quindi direi che l’avvio di campionato è stato incoraggiante, merito del lavoro di Mister Carturan che sta dimostrando di essere l’uomo giusto per guidare la squadra”.

UNA VITA IN PANCHINA

“Ho chiuso in bellezza -sorride l’ex allenatore rossoblù- riportando la Nac dove merita e ci siamo riusciti praticamente con lo stesso organico della stagione precedente in cui eravamo retrocessi ai play-out, nonostante i 25 punti conquistati nel solo girone di ritorno. Se ci fossimo salvati, avrei smesso con un anno d’anticipo ma ho deciso di restare proprio per ritornare subito in Prima categoria. Con i ragazzi sono stato molto chiaro dicendo che un eventuale secondo posto sarebbe stato un fallimento, ma sono sempre stato fiducioso che avremmo portato a termine la missione e lo abbiamo fatto alla grande”. “L’idea di allenare -ricorda Ghirardi– nacque nell’ultima stagione da calciatore, quando mi accorsi che senza l’allenamento avvertivo la mancanza di qualcosa che era stata parte di me dagli 11 ai 31 anni. Il presidente della Rivaltese Mario Belenghi mi propose di allenare gli Allievi e dopo appena due mesi presi il posto del tecnico della Prima squadra che era stato esonerato. Centrammo la salvezza e l’anno dopo vincemmo il campionato di Terza. Poi andai a Rodigo affrontando la Promozione con una squadra formata da ragazzi della Juniores e la retrocessione fu inevitabile. Successivamente, passai al Curtatone e al primo tentativo fummo promossi in Seconda e nella stagione seguente giungemmo al terzo posto. Dopo un anno di nuovo alla Rivaltese, l’allora patron della Castellana Bruno Bompieri mi affidò la panchina della Juniores con la quale partecipammo ai Nazionali che conquistammo nel 2004/05 in finale contro la Virtus Verona, al termine di una cavalcata trionfale con due pareggi e una sola sconfitta in tutto il campionato”.

NOVE ANNI IN BIANCOROSSO

“Dopo la splendida avventura a Castel Goffredo -prosegue il dirigente della Nac- mi chiamò il direttore sportivo del Mantova Giuseppe Magalini per guidare la formazione Allievi Nazionali. Furono tre anni bellissimi nei quali affrontammo i pari età delle grandi di Serie A. Ricordo un quarto di finale al Torneo di Arco di Trento, in cui perdendo 1-0 al 90’ con una magia su punizione di Simone Verdi, ma potrei citarne altri che hanno fatto carriera nei professionisti. Finita l’era di Fabrizio Lori, continuai per altre sei stagioni con l’avvento di Bompieri, in totale nove campionati che a livello giovanile sono senza dubbio i più belli in assoluto”.

RITORNO ALLA CASTELLANA E GLI ULTIMI TRAGUARDI

“Quando il diesse della Castellana -racconta- Mauro Viola mi contattò per allenare la Prima squadra dopo la retrocessione in Eccellenza, era il momento in cui volevo staccarmi dal settore giovanile e tuffarmi di nuovo in categoria. Il budget a disposizione era molto ridotto e in due anni abbiamo centrato un play-off e una salvezza. Ci rimasi male quando decisero di non confermarmi ma alla luce di quanto è successo, alla fine è stato meglio così. Rimane il rammarico del grave infortunio occorso a Gabriele Venturi che purtroppo recentemente ci ha lasciato, la notizia della sua prematura scomparsa è stato un colpo durissimo per me”. “Sono ripartito -continua Ghirardi– dal Suzzara che navigava in zona retrocessione portandolo in zona play-off ma poi non abbiamo trovato l’accordo sulla stagione successiva e quindi la parentesi si è conclusa subito. Nel 2018/19 sono subentrato in corsa al Castiglione dopo 3-4 cambi in panchina e siamo riusciti nell’impresa di salvarci e vincere la Coppa Italia  ottenendo la promozione diretta in Eccellenza. Ma la nuova proprietà fece legittimamente altre scelte senza nemmeno una telefonata di cortesia e il resto è storia recente, ovvero l’assurda retrocessione al San Lazzaro nel campionato interrotto causa Covid con ben undici giornate ancora da disputare e poi il finale di carriera a Curtatone”.

FUORI DAL CAMPO

“Sono nato a Mantova -conclude- il 18 gennaio 1963 e ho tirato i primi calci al pallone nel campetto dell’oratorio come facevano quasi tutti quelli della mia generazione. Sono cresciuto a Grazie dove vivo tuttora e fin da ragazzino ho il cuore bianconero perché era l’epoca della Juventus di Bettega, Causio, Zoff che vinse la Coppa Uefa contro l’Athletic Bilbao. Una squadra da battaglia, che non mollava mai proprio come piace a me, l’unica ad aver vinto una coppa europea con soli giocatori italiani: Cuccureddu e Gentile terzini, Scirea libero e Morini stopper, a centrocampo Benetti, Furino e Tardelli, Boninsegna centravanti e il grande Trapattoni in panchina”.

Stefano Aloe

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